Proposta

di Gianni Verdini

15/set/2015

L’ingiustificata chiusura, da parte di ATAC, della tratta Centocelle-Giardinetti ha comportato un enorme problema di trasporto sull’asse Casilina: la metropolitana non distribuisce correttamente il carico dei flussi (le fermate non sono sovrapposte, e comunque la sovrapposizione delle linee è incoraggiata e perfettamente funzionante in diverse città del mondo), le linee bus sostitutive inquinano ed hanno passaggi molto meno frequenti rispetto al “trenino”, la metropolitana non arriva a Termini e la sostituzione con il bus 105 non è assolutamente efficace, inoltre i tempi di percorrenza sono notevolmente aumentati. La riapertura della tratta chiusa senza valida giustificazione costituisce una prima soluzione immediata del problema, nonché un provvedimento indispensabile. Inoltre, una proposta già in progetto prevede il ritorno del capolinea a Piazza dei Cinquecento/Via Giolitti e il prolungamento da Giardinetti al Polo Universitario di Tor Vergata, con trasformazione in moderna metrotranvia a scartamento ridotto, sul modello delle europee Stadtbahn. Tale progetto rappresenta un degno utilizzo di una risorsa ingiustamente ed ampiamente sottovalutata. Questo quadrante della città, densamente abitato, non può continuare a vivere una situazione di tale degrado dovuto alla ingiustificata soppressione di una risorsa così potente per la mobilità.

Commenti

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Alessandro Troccoli

14 ottobre, 2015 H: 18:20

In questa fase di transizione è stato un errore chiudere la tratta Centocelle-Giardinetti, soprattutto in considerazione del mancato collegamento a San Giovanni con la Metro A e del “momento” di difficoltà che stanno vivendo sia ATAC che RomaCapitale, che fa dubitare sulla possibilità di ottenere un benché minimo miglioramento del TPL nel breve periodo. L’adeguamento dello scartamento dei binari e il rinnovo complessivo della linea per trasformarla in tramvia comporterebbe sicuramente dei costi. Auspico però che in futuro Roma Capitale faccia una scelta di campo in favore della mobilità su ferro, magari dirottando fondi destinati ad altre “opere” (o sperando in finanziamenti eccezionali es. Olimpiadi?!). Non solo auspico la trasformazione in tranvia moderna della tratta Porta Maggiore – Parco di Centocelle ma, come molti altri cittadini, auspico la nascita di una tranvia lungo tutto viale Palmiro Togliatti e oltre fino a via di Vigna Murata/EUR, con tratta sotterranea sotto il Parco dell’Appia Antica (vedi mia proposta del 23 luglio + altre proposte e commenti su questo sito lungo viale P. Togliatti). L’aggancio sulla Togliatti permetterebbe di valutare la fattibilità di un proseguimento della linea “casilina” su Viale dei Romanisti fino a Tor Vergata. Ritengo che questa scelta sia da preferire per una serie di ragioni. In primis si potrebbe raggiungere lo stesso la zona di Tor Vergata (Policlinico + Università) collegando al tempo stesso altre zone attualmente servite solamente su gomma (Romanisti, Torre Spaccata, Cinecittà est). Per quel che riguarda la connessione a Porta Maggiore con la rete tranviaria verso piazza Vittorio Emanuele – Termini, si potrebbe pensare, per evitare l’intasamento del nodo, alla soppressione della linea tram 5, il cui percorso è al 90% in sovrapposizione con la linea tram 14. Questo anche al fine di usare al meglio le poche risorse disponibili. La zona di Centocelle, già in parte compensata dalla Metro C, potrebbe beneficiare di un potenziamento delle corse della linea tram 19, di cui c’è comunque bisogno (e perché non anche della linea tranviaria Circolare sud?!). Non credo infatti sia fattibile il prolungamento Stazione Laziali – Piazza dei Cinquecento su via Giolitti a causa dell’incrocio con il sottopasso ferroviario. Inoltre l’impatto delle vibrazioni sul cosiddetto Tempio di Minerva Medica o sulla stessa Porta Maggiore non è sicuramente da sottovalutare. Per quel che riguarda invece la tratta Centocelle-Giardinetti (che in futuro confido che sia servita da una Metro C efficace ed efficiente considerando i costi sostenuti..), la relativa soppressione del treno di superficie migliorerebbe l’accesso al Pronto soccorso del Policlinico Casilino e soprattutto permetterebbe di migliorare lo svincolo stradale tra il GRA e via Casilina, attualmente irrazionale, foriero di traffico e molto pericoloso.

Teuta

15 settembre, 2015 H: 22:44

Bisognava pensarci lo scorso anno

Patrizia

15 settembre, 2015 H: 11:32

Non si può abbandonare un servizio trasporti a basso impatto ambientale di via Casilina per arrivare a Laziali-Termini! Gli utenti gravano ora su direttrici metro A ( già stracolma ) o su strada , con tempi di percorrenza biblici. Come fare per riavere il servizio ???

Mauro Vetriani

15 settembre, 2015 H: 10:23

Una simile idea può essere condivisibile solo a patto di trasformarre l’attuale via ferroviaria urbana (inammissibile ai giorni nostri) in tramvia facendola confluire nelle linee già esistenti nel tratto da Porta Maggiore alla Stazione Termini. E’ assurdo e pericoloso aumentare il carico già insostenibile a via Giolitti : così si rischia di far crollare monumenti come il Tempio di Minerva, danneggiare interi stabili e di far aprire ulteriori voragini (l’ultima in ordine di tempo a luglio del 2014).

Antonio

15 settembre, 2015 H: 16:48

Inammissibile dove? Una ferrovia urbana (in realtà più d’una) è attualmente in servizio a Francoforte, Colonia, Hannover, in molte città Canadesi giusto per fermarmi ai casi più noti. Porta Maggiore è un imbuto, trasportisticamente parlando è impossibile migliorare anche di poco la situazione. Abbiamo una infrastruttura che vale (per quanto tenuta uno schifo) 20 milioni di euro. Con meno di 5 si modernizza e si ottiene una NUOVA metropolitana. E c’è qualcuno che parla di dismettere e asfaltare come se avessimo soldi da buttare.
La portata del trenino (ad oggi, cioè con treni antidiluviani) è pari a circa 3,5 Jumbo TRAM. Questo dato, da solo, dovrebbe scoraggiare la trasformazione in tranvia (che non costa pochissimo).

Mauro Vetriani

16 settembre, 2015 H: 13:36

Mi scusi, ma lei parla di Francoforte, Colonia, Hannover, tutte belle città ma che non hanno i monumenti di epoca romana e di altre epoche che ha Roma. Si vuol capire che continuando di questo passo crolleranno il Tempio di Minerva Medica, la chiesa di Santa Bibiana autentico gioiello barocco e la stessa Porta Maggiore ? Parli con chi ha curato i restauri di Santa Bibiana o con chi sta lavorando da anni al Tempio di Minerva Medica si accorgerà che versano in una situazione gravissima e senza futuro se non si faranno scelte definitive e coraggiose. Lei afferma che Porta Maggiore è “un imbuto”, ma si rende conto che è un monumento fantastico e conosciuto in tutto il mondo e che la relativa area archeologica se fosse valorizzata e non abbandonata come è oggi potrebbe fruttare introiti favolosi e numerosi posti di lavoro ? Senza contare i continui terremoti (documentati) che debbono sopportare anche i palazzi di via Giolitti a pochi metri dalla ferrovia che procurano danni ingenti (e costosissimi da riparare) alle strutture. E tutto questo per non cambiare una ferrovia extraurbana ideata nel 1916 per inerpicarsi sulle colline del frusinate con alcune motrici che hanno quasi 90 anni e che da lustri compiono solo un servizio urbano e sputano veleni (la polvere rossa arriva fino al quarto quinto piano) ? E’ come se Trenitalia andasse ancora con i treni a vapore sulle tratte dell’alta velocità ! E poi con un pò di professionalità, con molta buona volontà e senza preconcetti, si potrebbe migliorare di molto anche la situazione del traffico a Porta Maggiore.

Gianni Verdini

16 settembre, 2015 H: 22:37

Qui si intendeva il nodo di Porta Maggiore esclusivamente per quanto concernente il traffico tranviario che la interessa, non credo che nessuno stia assolutamente mettendo in dubbio la realtà, ossia che si tratti un monumento di grande rilevanza, così come per il Tempio di Minerva Medica e per tutto il vasto patrimonio archeologico che noi romani abbiamo il privilegio di avere. Ho scritto in commenti su eventi nelle vicinanze della ferrovia, dimenticando di specificare anche qui, che la trasformazione in tranvia “ordinaria” implicherebbe enormi costi per l’adeguamento delle infrastrutture al cambio di scartamento (ricordiamo che la ferrovia è a scartamento 950 mm, minore di quello della tranvia), e l’innesto nella rete tranviaria romana comporterebbe un notevole aumento dei tempi di percorrenza dovuto all’intasamento del già saturo nodo, già citato, di Porta Maggiore. Per quanto riguarda il rapporto con i monumenti, ricordo anche che foto storiche attestano che, ad esempio, l’odierna linea B fu costruita con un semplice “cut and cover” nelle immediate vicinanze del Colosseo, e in ogni caso interventi di trasformazione in StadtBahn (ampiamente presenti, in Europa, come già detto), possono tranquillamente prevedere interventi di limitazione delle vibrazioni (qualche modifica agli impianti deve essere necessariamente apportata). Resto a disposizione per qualsiasi dibattito o chiarimento in merito.

Gianni Verdini

5 ottobre, 2015 H: 10:16

Purtroppo l’idea di trasformare in tranvia non è la cosa migliore da fare… oltre ai costi di rifacimento di tutti gli impianti (ricordiamo, tra le altre cose, lo scartamento differente) l’innesto a Porta Maggiore determinerebbe un collasso del nodo stesso, un “effetto imbuto” che rischia di paralizzare la rete tranviaria in quel punto.

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