Mobilità sostenibile per il Lazio

di Ing. Adriano Alessandrini

30/set/2014

Mobilità sostenibile per il Lazio

La commissione delle Nazioni Unite su sviluppo e ambiente del 1987 (Commissione Bruntland) definì lo sviluppo sostenibile come:

“lo sviluppo che soddisfa le necessità del presente senza compromettere le capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie necessità”.

In altre parole è sostenibile quello sviluppo che coniuga economia, ambiente e società, ossia che non impedisca, anzi promuova, la crescita economica aumentando la sicurezza dei cittadini, la possibilità per tutti di accedere ai servizi senza esclusioni di censo, sesso o religione, e soprattutto senza depredare risorse naturali e inquinare l’ambiente.

Trasponendo il concetto di sviluppo sostenibile sulla mobilità si può dire che è sostenibile quella mobilità che favorisca lo sviluppo economico, garantendo al contempo a tutti i cittadini indistintamente accessibilità ai servizi e minimizzando i costi sociali e quelli ambientali.

L’esempio della Provincia di Roma mostra invece come esistano ancora oggi alcune criticità riguardo alla sostenibilità del sistema di trasporto, ben sintetizzate dagli indicatori che seguono:

  • ogni singolo cittadino della provincia di Roma spende in media 260 ore ogni anno seduto in macchina in coda;
  • nel 2008 nella provincia di Roma ci sono stati 22 636 incidenti stradali con feriti che hanno provocato 313 morti e 30 529 feriti;
  • i 4 milioni di abitanti della provincia di Roma (dati della Regione Lazio aggiornati al primo gennaio 2013) possiedono 3,6 milioni di veicoli (incluse auto, moto, motorini e veicoli pesanti secondo i dati Aci aggiornati al 31 dicembre 2012) pari a circa 0,9 veicoli a testa e li tengono parcheggiati in media il 92% del tempo.

Questi indicatori, letti poi in chiave infrastrutturale, indicano come la Provincia di Roma e la Regione Lazio (di cui la Provincia di Roma ospita 4 milioni di residenti su 5,5) perdano di competitività economica per l’eccessivo tempo speso in coda, in potenziale umano per problemi di sicurezza stradale e in spazio consumato da veicoli sottoutilizzati.

Tutto questo senza ancora affrontare il deficit ambientale di sostenibilità. Ratificando nel 2002 il protocollo di Kyoto l’Italia accettò di ridurre le proprie emissioni di gas serra nel periodo 2008 – 2012 del 6,5% rispetto al 1990. I dati ufficiali a oggi però indicano un aumento delle emissioni nel paese del 12%.

Il consumo energetico del sistema regionale dei trasporti e le emissioni nocive da questo derivanti dipendono da diversi fattori, quali:

  • dalla domanda di trasporto e dalla sua dipendenza dagli indicatori economici;
  • dalla capacità di separare la crescita economica dall’intensità di trasporto (decoupling), o almeno dalle esternalità che questa causa;
  • dall’evitare, nel lungo termine, che gli investimenti in infrastrutture di trasporto causino ulteriori aumenti di domanda ed il ritorno della congestione delle infrastrutture (vicious circle).

Ma come risolvere le attuali criticità?

Sicuramente da un lato incentivando l’utilizzo del trasporto pubblico rispetto a quello privato, dall’altro favorendo l’impiego di nuove tecnologie, come quelle dell’automazione dei veicoli, e adottando i più moderni sistemi di infomobilità in grado di rendere più efficienti i servizi a chiamata e simili.

Non dimenticando infine il fattore umano. Solo educando gli automobilisti ad un comportamento più “eco” si potranno risparmiare quote significative tempo, combustibili ed emissioni.

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